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Conversazione con Giovanni Marra, giovane talento nocerino della recitazione

«Mi sento troppo piccolo rispetto al mestiere dell’attore, ma cerco sempre di portare me stesso, lasciando un messaggio»

Giovanni Marra, attore  

Protagonista dell’episodio Febbre con Enzo Casertano e Franco Abate Giovanni nel sequel della fortunatissima serie de Il Commissario Ricciardi, Giovanni Marra è un giovane attore nocerino che, dal teatro al cinema alla televisione, sta salendo le scale che porteranno piano piano al successo.

È già onore per la sua terra e per sé stesso il cammino che sta percorrendo, sicuramente tutto in salita. 

La montagna dell’Arte non conosce confini: con umiltà e moderazione questo ragazzo poliedrico, che ha lavorato con Lino Guanciale e che frequenta il Laboratorio di Arti Sceniche diretto dal regista Massimiliano Bruno, è solo all’inizio, ma ha già capito in che modo relazionarsi col Bello. 

Intanto, adesso sta girando un film, ma non possiamo aggiungere altro: lasciamo che sia lui a raccontarsi… 

Ti è piaciuto recitare ne Il Commissario Ricciardi 2?

«Assolutamente sì, c’è una bellissima colonna sonora che rende giustizia al Futurismo sullo sfondo, poi tutto parte dall’omonimo romanzo di un autore di rilievo come Maurizio De Giovanni, per cui ne consiglio fortemente la visione. Il personaggio che interpreto, Gaetano, mi ha permesso di lavorare tantissimo sulla voce, sulla postura, sul ringiovanirmi ancora di più. Gaetano ha circa 15 anni, io un po’ in più, quindi è stato un lavoro di sottrazione del personaggio circa la sua interpretazione». 

Quando hai sentito per la prima volta dentro di te la necessità di recitare?

«Il mio primo amore è stato il Teatro e avevo 8 anni. È cresciuta sempre di più questa passione in me. Ringrazio il regista e attore teatrale Antonio Grimaldi per aver creduto in me quando frequentavo i suoi laboratori: fu lui a spingermi nel praticare questo mestiere. Quando il mondo ti vede diverso dagli altri e tu non sai come gestire questa cosa, puoi solo rendere una tua stranezza una normalità. Ho sentito, così, la necessità di dare una forma a questa stranezza attraverso l’Arte. A 18 anni ho fatto due video per i The Jackal, sono stato davvero fortunato. Ho recitato anche in Mare Fuori 2 e all’epoca ero solo al primo anno di accademia». 

Sta continuando Mare fuori, la serie sta avendo un successo incredibile soprattutto tra i giovani. Perché la amano così tanto? Qual è, secondo te, il segreto di tutto questo?

«È riuscita davvero a fare un passo verso i giovani. Spesso si tende a raccontare dei giovani senza sapere dei giovani. Questa serie, invece, sembra scritta veramente dai ragazzi, e dare un’identità ai problemi dei ragazzi crea una forte aspettativa, un forte interesse». 

Quegli stessi giovani che, tuttavia, fanno fatica ad andare a teatro. Come può il Teatro portarli a teatro?

«In Inghilterra riempiono i teatri, da noi no. È inutile e obsoleto affermare che lo Stato debba ampliare gli orizzonti e far andare le persone a teatro. Bisogna andarci in modo più radicato, bisognerebbe portare l’educazione teatrale a un livello superiore. Al Piccolo Teatro di Milano è andato in scena da poco Romeo e Giulietta, recitato da ragazzi dai 16 ai 20 anni. Perché non fare più volte mosse così? Abbattiamo questa barriera per cui il Teatro è noioso, facciamo avvicinare i giovani al Teatro attraverso i giovani!». 

Veniamo al Cinema: tu sei stato diretto da un maestro di spicco del cinema italiano contemporaneo, soprattutto della commedia italiana del riscatto degli ultimi anni, ovvero Massimiliano Bruno. 

«Massimiliano è un papà dell’Arte, perché riesce sempre a trovare il Bello nelle cose degli altri. È una di quelle persone che riesce a trovare quella caratteristica che ti rende diverso, ma allo stesso tempo grandissimo in scena. È un eclettico, ha una cultura da far invidia e gli devo tutto. Mi ha diretto in C’era una volta il crimine, divertente commedia in cui ho recitato al fianco di Giampaolo Morelli». 

Tu hai esperienze cinematografiche e televisive: c’è differenza tra un film e una fiction?

«Il Cinema e la Televisione sono due mezzi di comunicazione che vanno in due poli opposti: la seconda prevede un prodotto generalizzato per lo spettatore medio, perché la vedono tutti. Al cinema quando vai paghi un biglietto. Ecco, cambia la visione del mezzo, ma se una fiction è brutta, resta brutta, se un film è brutto, resta brutto lo stesso. Non vedo differenze…». 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Avere il coraggio un giorno di dire che nella vita faccio l’attore, ma non perché non lo faccia già. La mia famiglia, infatti, mi ha insegnato a portare sempre rispetto per quel che si fa, per il mestiere. È la mia forza da sempre. Io ci credo tutti i giorni, ma non tutte le persone che conosco ci credono. Anche loro, in tal modo, mi spronano a fare ancora meglio…». 

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Grazie Giovanni, della tua umiltà e sensibile profondità: continua così, la scalata è inevitabile!

«Grazie a te Christian, è sempre un’emozione parlare di Arte a trecentosessanta gradi». 

Le fotografie ci sono state fornite dall’artista stesso dai suoi canali social.

Per saperne di più, clicca ai link sulla conversazione:

https://fb.watch/jpGjKnpoSB/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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