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Quell’archeologo romantico che trovò l’antica Stabiae

«Un cavalier, chiamato messer Neri degli Uberti, con tutta la sua famiglia e con molti denari uscendone, non si volle altrove che sotto le braccia del re Carlo riducere; e per essere in solitario luogo e quivi finire in riposo la vita sua, a Castello a mare di Stabia se n’andò […]»

È in questi versi del Decamerone di Boccaccio, precisamente alla VI novella del X giorno, che si ritrovano le origini della Reggia di Quisisana: un palazzo eretto a Castellammare di Stabia, prima del 1280, in un vero e proprio locus amoenus e che, secondo alcuni, prende il nome dall’esclamazione “Qui si sana” di Carlo II D’Angiò, qui guarito da una gravosa malattia.

Sotto gli Angioini la villa venne sensibilmente restaurata, diventando piacevole luogo di villeggiatura estiva per i componenti della casata reale, fino a quando, nelle mani della famiglia Farnese, cadde in rovina. Furono i Borbone a ridare lustro al Casino di Quisisana, lo ingrandirono e diedero la caratteristica forma ad “L” ai suoi 49.000 metri quadrati, curandosi anche dell’ampio giardino e del bosco, ornati con fontane, sedute, statue e addirittura una chiesa; Castellammare di Stabia diventa così tappa imprescindibile del Grand Tour. Con l’Unità d’Italia il palazzo subì una sorte altalenante fino al 2009 quando, concluso il restauro, se ne discusse la destinazione d’uso.

Dal 2020 le stanze della Reggia ospitano il Museo Archeologico di Stabia dedicato a Libero D’Orsi, “l’archeologo romantico” che, a metà del secolo scorso, realizzò il suo sogno di ritrovare e riportare alla luce l’antica Stabiae, vivendo la cultura come opportunità per la ripartenza post-bellica.

Stucchi stabiani esposti al Museo Archeologico “Libero D’Orsi”

L’esposizione mostra importanti reperti della vita quotidiana romana, provenienti dalle ville dell’otium e da quelle rustiche: un quadro complessivo dell’ager stabianus prima dell’eruzione vesuviana del 79 d.C.
Stucchi, vasellame, terrecotte e oggetti di vario genere si alternano nelle sale dedicate alle diverse ville romane rinvenute: tra questi colpiscono il meraviglioso carro in bronzo di Villa Arianna e il triclinio della Villa di Carmiano, nel Comune di Gragnano.

Non è difficile vivere il retaggio dei fasti del passato passeggiando in questi luoghi, «tra ulivi e nocciuoli e castagni, de’quali la contrada è abondevole» e attraversando il paesaggio che ispirò anche il pittore norvegese Johan Christian Dahl.

La Real Casina di Quisisana, olio su tela

Le citazioni sono state riprese dalla VI novella della X giornata del Decamerone di Giovanni Boccaccio.

Alcune informazioni e le immagini sono state riprese dai siti: www.pompeiisites.org e www.sitireali.it.

L’immagine del paesaggio di Dahl è stata ripresa da Wikipedia.

Castellammare di Stabia non conserva solo reperti, ma anche forme architettoniche di epoca romana: resta collegato per il prossimo articolo.

Si ringraziano per la collaborazione il Forum dei Giovani di Castellammare di Stabia, Salvatore Izzo e Vincenza Varone.

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

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