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Conversazione con Pier Paolo Alvaro, il costumista che ci ricorda che la Moda è identità creativa

«I modelli sono segni e simboli universali di un tempo, gli attori particolari medium di personaggi»

Pier Paolo Alvaro, costumista e stilista

Pier Paolo Alvaro è un noto costumista e stilista che opera in Spagna, ma ha lavorato anche in Venezuela.

Oltre a diversi riconoscimenti internazionali, può vantare la realizzazione di costumi di scena per spettacoli teatrali e scenografie.

Pier, tu ti occupi di Moda da anni, ma quando hai sentito l’esigenza di avvicinarti all’arte del vestire? Cosa ci hai trovato di speciale nei costumi?

«Da quando ero piccolo sono attratto sia dalla Moda che dal Teatro e dal Cinema».

Benissimo, unione tra le arti! Perché è necessario oggi fare un discorso artistico collettivo?

«Esiste una corrispondenza tra Moda e Teatro soprattutto, da sempre. Il Cinema s’ispira alla Moda tanto quanto la Moda prende spunto dal Cinema. Ci sono caratteristiche della Moda che perdurano nel tempo e che vengono impiegate anche nella settima arte».

La Moda è anche superficialità?

«Assolutamente no! È superficiale ciò che circonda la Moda. La Moda è identità, identità è anche quando acquistiamo un capo».

Tu vivi e lavori a Madrid? In che modo la capitale iberica può essere considerata una delle capitali della Moda nel mondo?

«Da cinque anni. In questa meravigliosa città esistono diverse culture che danno vita a variegate tendenze. Tutto questo crea questa straordinaria forma d’arte».

La Moda, dunque, in che modo può aiutare a lottare contro le intolleranze, come razzismo e omofobia?

«Diversi gruppi sociali hanno trovato, grazie alle varie tendenze costumistiche, la propria identità: ecco come la Moda ti aiuta a combattere contro le ingiustizie».

Perché la Moda riesce a creare gruppi in cui riconoscersi, proprio come tu sei stato capace di ritrovarti da artista in questa meravigliosa forma creativa. Infatti, hai riportato a casa diversi riconoscimenti internazionali. Ne vuoi ricordare qualcuno?

«Per me il premio più grande è collaborare con diversi Paesi del mondo. Quando ho vinto qualcosa sono stato felice semplicemente perché ho capito che quel che stavo facendo lo stavo facendo bene».

Che considerazioni hai, invece, sulla scenografia?

«Lavoro come scenografo esclusivamente quando vale la pena, ovvero quando è possibile integrare insieme scenografia e costumi».

Perché la scenografia non può essere autonoma come forma d’arte?

«La scenografia necessita di essere accompagnata, ha bisogno di personaggi, che senza costumi non sono nulla, secondo una mia personale visione».

Stai lavorando a progetti per il futuro?

«A breve andranno in scena diversi spettacoli con costumi che porteranno la mia firma. Tra i vari, uno di Aristofane e un altro sul genio Van Gogh: preparatevi a qualcosa di visionario, in quest’ultimo caso, perché così era la mente dell’artista».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Dirigere spettacoli teatrali, ma soprattutto disegnare costumi per spettacoli di Opera Lirica. E poi, mi piacerebbe anche lavorare in Italia».

Ti auguro tutto il meglio, sempre nel segno della creatività che unisce, nel nome di una Pace artistica.

«Grazie mille Christian».

Grazie all’artista per le foto forniteci e a Pablo Aparicio Díaz per aver tradotto quest’intervista in diretta video.

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://fb.watch/lsddoHtZpb/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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