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Intervista a Patrizia Loreti, la “Principessa del Coraggio” della televisione e del cinema

Patrizia Loreti s’è distinta nel panorama del teatro, della televisione e del cinema italiani

Voce dello spettacolo ma anche dello sport, la vivacità vocalica che da sempre la contraddistingue è direttamente proporzionale ad un certo “attivismo” nel mondo dello sport, dello yoga e della meditazione: mente e corpo, spirito e arte. E lo scorso 8 agosto Patrizia Loreti ha letteralmente volato, lanciandosi da un velivolo con un paracadute, realizzando il sogno di uno dei suoi figli, esperto in questo. Infatti, il nome spirituale a lei associato nel mondo dello yoga è Mandir: “principessa del coraggio”.     

Quali sono stati i suoi esordi?

«Sono partita dalla scuola di Gigi Proietti, che dava a noi “apprendisti” un’impostazione di teatro, ma anche sul teatro musicale. È, però, di fronte alle telecamere che ho mosso i primi passi più che sul palcoscenico, cioè versioni teatral-televisive hanno fatto parte del mio debutto nel mondo dello spettacolo. Ho fatto anche varietà in tv e, insieme ad un gruppo ristretto, fui chiamata a costituire la famosa “Zavorra».

Trovo che lei abbia conservato nel cinema un’impronta teatrale nei suoi tipici ruoli da caratterista, è d’accordo?

«Sì, ma c’è da dire che noi attori italiani non abbiamo avuto mai un grande potere contrattuale e nemmeno, quindi, il potere di scegliere che ruolo fare. Nemmeno i grandi. Poi la donna, purtroppo, nel cinema comico italiano dei miei tempi (anni Ottanta e Novanta) doveva sempre avere necessariamente un carattere più accentuato, e lo stesso non dicasi per il cinema americano. Questa è una forma molto arcaica di visione dell’attrice comica, a mio parere. E anch’io al cinema ho dovuto subire ed accettare tutto ciò».

Tuttavia il cinema di Luciano De Crescenzo, regista con cui ha debuttato al cinema con “Così parlò Bellavista”, era altra cosa nel panorama della commedia italiana di allora, non trova?

«In effetti lui era un uomo ed un artista molto originale. Il suo cinema è stato lui, non ha avuto seguito giustamente. De Crescenzo è De Crescenzo, senza filone, senza continuità. Non aveva nemmeno l’ambizione di diventare icona del cinema. Ha iniziato tardi nella settima arte e ha finito presto, non era nei tempi. Ma è stato davvero uno che ha azzardato riuscendo».

Da De Crescenzo per contrasto parliamo del filone del cinepanettone, dato che lei ha partecipato ad alcuni film della “saga”, come “Tifosi” di Neri Parenti.

«Sì, nell’episodio con Diego Abatantuono, un vero attore, d’una raffinatezza incredibile e di spirito elevato. Ed io accettai un ruolo accanto a lui in quel film proprio perché c’era lui».

Patrizia Loreti © Pinterest

Lei ha lavorato negli anni Ottanta e Novanta anche molto in televisione oltre che al cinema. Mi sa tracciare un parallelismo tra quella di ieri e quella di oggi, per così dire?

«La televisione di quegli anni in Italia era ancora più scarsa. Dopo che è entrato prepotentemente il berlusconismo nella televisione italiana – penso a “Drive-in” ed il suo esibizionismo corporeo – io mi sono trovata poi a dovermi fermare, a non poter andare più avanti in quel tipo di tv, non ci riuscivo. A quel punto iniziai a partecipare a numerose fiction, alternativa valida alla televisione becera del tempo».

Tornando al cinema, lei ha avuto, a mio avviso, la grande fortuna d’immergersi nel cinema poetico di Ferzan Özpetek. Tutto cominciò quando?

«Özpetek è un uomo molto sveglio ed intelligente, mi ha chiamato quando io lavoravo ai cinepanettoni. Mi chiamò per “La finestra di fronte” assegnandomi un ruolo da comica funzionale a rendere il dramma a tratti agrodolce, come sa fare lui. A lui piaceva la rottura comica nel dramma, ma mai quella becera. Poi ho partecipato anche a “Cuore sacro” e a “Un giorno perfetto”, sempre di Özpetek. Dopodiché ho deciso di mollare il cinema, l’Italia e di partire per l’Australia, dove ho praticato ed insegnato sport e yoga. Tornata in Italia ho avuto modo di continuare in questo mondo. Lo faccio, dati i tempi, anche online. Amo il lavoro di gruppo, non sono per il “one to one”».

Ferzan Özpetek e Patrizia Loreti

Alla faccia di chi pensa sempre che i comici siano sedentari! So che adesso lei è comunque attiva nel mondo dello spettacolo.

«Faccio parte anch’io del cast della serie televisiva a cui Özpetek sta lavorando e che a breve uscirà “Le fate ignoranti”. La serie è meno drammatica del suo famoso film omonimo e di successo dei primi anni 2000. Ho partecipato di recente anche a diversi cortometraggi, tra cui “Blackout” di Marco Napoli, un lavoro splendido ed esilarante. A giugno ho partecipato anche ad un film molto forte, durissimo sulla Shoah, che uscirà il prossimo 27 gennaio nelle sale “Bocche inutili” di Claudio Uberti. Ho interpretato un personaggio realmente esistito».

Patrizia Loreti
Patrizia Loreti © TNA

Che consiglio lei dà oggi a un giovane che in Italia voglia fare il comico?

«Io non consiglio ai giovani di stare in Italia, soprattutto se vogliono fare teatro o cinema. Per qualsiasi giovane che invece voglia fare recitazione, io consiglio vivamente di farlo, di mettersi alla prova senza preoccupazioni. Non va mai scoraggiato un sogno!».

Bellissimo e profondo il messaggio finale, condivido! Grazie per questa bella chiacchierata!

«Sì, se non si vive di ideali, è inutile vivere. Grazie a te, Christian».

Le foto del lancio e il selfie con il regista Özpetek ci sono state fornite dall’attrice stessa, che ringraziamo personalmente.

E adesso, dopo la lettura, vi auguriamo anche una buona visione di questo filmato sull’attrice realizzato sempre da Christian Liguori.

https://youtu.be/_4x6tVWwq7k

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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