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Quel borgo in cui tutto è immutato da più di quarant’anni

Una passeggiata nella Pompei del Novecento: Apice Vecchia

Se incerta è l’origine del nome della cittadina del beneventano, che potrebbe derivare o dal romano Marco Apicio o dalla popolazione indoeuropea degli Iapigi; certo è, invece, grazie alla parziale conservazione del cosiddetto Ponte Appiano, anche noto come Ponte rotto, che l’antica via Appia, la Regina viarum che collegava Roma a Brindisi, passasse da anche da qui.

Non solo l’epoca romana, ma anche il Medioevo ha lasciato un’eredità ad Apice: il Castello dell’Ettore. La fortezza, oggetto di numerose ricostruzioni e restauri che ne hanno ripristinato gli affreschi, domina sulla Valle del Calore e sull’antico abitato e attira a sé tutte le viuzze del centro antico, come la classica conformazione a conchiglia dei borghi medievali richiedeva.

© Foto di Renato Iannone Ponte Appiano

Si tratta di un centro storico diverso da quello che si tenderebbe ad immaginare: non ci sono bambini che giocano nei vicoli, né mamme che li richiamano a casa; non ci sono commercianti che espongono la propria merce, pensionati che giocano a carte né anziane che pregano. O meglio, non più; non più dal 23 novembre 1980, non più dal terremoto dell’Irpinia meridionale.

© Foto di Massimo Zampelli

Ad ogni passo lo sguardo accede discretamente in una bottega, su un balcone, in una viuzza; la natura riprende possesso dello spazio che le era stato sottratto; tutto è coperto da una coltre di polvere, calcinacci e silenzio: l’insegna del vetraio scritta a mano, un’auto che non verrà mai riparata, i camini che non vedranno più fuoco, i documenti e i giornali sfogliati solo dal vento.
Camminare tra le strade abbandonate è un’esperienza surreale e disarmante, che mette a nudo tutta la finitudine dell’uomo, di ciò che è umano e delle vite della gente, rinchiuse di fretta in un borsone in cui disperatamente si custodisce ciò che rimane, sentendosi fortunati qualora nessuno manchi all’appello.

© Foto di Valentina Ferragamo

Le province di Avellino, Salerno e Potenza furono le più colpite: più di 2900 vittime fu il prezzo che la Terra chiese a queste comunità. Il centro abitato di Apice, che già aveva subito scosse nel ’30 e nel ’62, fu evacuato totalmente e poi rifondato su un’area collinare nelle vicinanze.

© Foto di Annarosa Censale

Apice Vecchia resiste, immortale spettatrice dei secoli che verranno, a ricordarci che di fronte alla natura l’uomo è niente; ma (r)esiste anche Apice Nuova, e ci riporta alla vita, alla forza di ricominciare e alla speranza nel domani.

Alcune informazioni sono state riprese dal sito della Pro Loco Apice: www.prolocoapice.com.
Per motivi di sicurezza alcune zone del centro storico sono attualmente interdette al pubblico; dal 30 settembre sarà possibile prenotare una visita guidata sul sito www.apiceinfopoint.org.

Le immagini sono state riprese dal “Calendario Apicese 2021”: un’iniziativa del Forum dei Giovani di Apice, i cui proventi hanno contribuito a finanziare Fondazione Telethon nella ricerca per la cura delle malattie genetiche rare.

Si ringraziano per la collaborazione Daniele Belmonte e il Forum dei Giovani di Apice.

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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