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Quel culto misterico per il dio tauroctono che veniva dall’Oriente

Nel 1922, quando, casualmente, in uno scavo edilizio venne alla luce il Mitreo di Santa Maria Capua Vetere probabilmente nessuno era conscio di avere di fronte il più antico mitreo d’Occidente e uno dei meglio conservati.

Ma come giunse nell’Ager Campanus una religione misterica orientale?

L’espansione dell’Impero romano favorì una incontro di religioni e a quelli già in essere si affiancarono, prima in forma circoscritta e poi più ampia, nuovi culti, tra cui l’adorazione del dio Mitra, che nel III sec. trovò l’approvazione addirittura dell’imperatore Commodo. A Capua, in particolare, questo culto di origine indo-persiana si intensificò per la vicinanza al porto di Pozzuoli, crocevia di merci e culture diverse; è infatti emblematica la presenza di Mitra tra le effigi degli dei della città posizionate nell’anfiteatro. La dottrina mitraica scardinava le convinzioni religiose pregresse, adducendo una finalità escatologica alla fede: la salvezza come scelta dell’individuo attraverso sette livelli di iniziazione.

A Santa Maria Capua Vetere il Mitreo si presenta con un vestibolo che precede la sala rettangolare adibita prettamente al culto e caratterizzata da una volta a botte che, decorata con un cielo stellato, rimanda alla caverna sacra dove il dio nacque. In fondo un affresco fa da scenografia all’altare in stucco adibito ai riti purificatori praticati dagli adepti.
Sulla parete si ritrova la classica iconografia mitraica: la tauroctonia, l’uccisione purificatrice del toro sacro, durante la quale Mitra, a cavallo dell’animale, lo accoltella al collo, trattenendolo dalle narici. Il dio indossa un costume orientale policromo e il berretto frigio. Ai piedi del toro, un cane ed un serpente leccano il sangue che sgorga dalle ferite inferte, mentre i testicoli del toro sono punti da uno scorpione.

“Tauroctono” è, infatti, insieme a “invitto”, un appellativo di Mitra, che i testi definiscono anche “nato dalla pietra”. Spesso l’uccisione sacra avviene al cospetto di una torcia, simbolo della luce che il dio, con la sua nascita, ha donato agli uomini; egli si mostra vestito in maniera orientaleggiante, non senza il tipico berretto frigio, affinché siano chiare le sue origini; spesso è accompagnato da una corona raggiata, celebrazione della sua vittoria contro il dio Sole. Attorno a Mitra, a dare intensità cosmica alla vicenda, anche a Capua spiccano i simboli degli dei planetari e dei segni zodiacali, come lo scorpione, il cane, il serpente; Oceano e Terra, Sole e Luna, simboli della dimensione terrena, assistono alla scena, anche a Capua.

Il complesso sacro aprì probabilmente le porte al culto prima della fine del II secolo d.C., ma non si hanno notizie certe su quando cadde in disuso.

Alcune informazioni sono state riprese da: www.mediterraneoantico.it, www.beniculturali.it, www.santamariacapuavetere.it.

Foto riprese dal sito www.beniculturali.it.

Hai già letto l’articolo precedente in cui sveliamo l’altra cosa per cui è famosa l’antica Capua?

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di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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