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La vita va assaporata! – Recensione de “Il favoloso mondo di Amélie” (Jeunet, 2001)

Compie 20 anni il cult “Il favoloso mondo di Amélie”, diretto nel 2001 da Jean-Pierre Jeunet. Per l’occasione, è stato proiettato in alcune sale italiane l’11 e 12 Maggio, anche al Cinema Vittoria a Napoli.

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La pellicola di questi tempi è più che mai fondamentale, perché pare che stiamo smarrendo ogni certezza, senza contare che il vero punto di riferimento risiede nell’esistenza, sebbene ogni possibile fragilità in essa insita.

Candidato agli Oscar senza vincerne nemmeno uno, ma trionfante di César e tanti altri meritatissimi riconoscimenti, il lungometraggio procede fin da subito a ritmo veloce nel montaggio, con immagini d’una delicatezza pari ad ogni singolo gesto di una protagonista genuina e dolcemente interpretata da Audrey Tautou, il cui provino per questo lavoro difatti le cambiò la vita. E il film la cambia a chi lo guarda.

Per mezzo di una vicenda narrata e vista che è un caleidoscopio di personaggi speciali, oggetti, quadri, parole usuali o inusuali, dettagli minimi ma eccezionali, l’opera è un invito a gioire delle cose più inaspettate (immersione della mano in un sacco di legumi o tirare dei sassi nel fiume), aiutando gli altri, facendo loro notare quanto possa essere bello ciò che in superficie appare come banalità o “stupida fantasia”.

Amélie ci ricorda che la vita stessa è una favola se colta nella sua intensità e in ognuna delle sue infinite sfaccettature, a cominciare dagli infiniti caratteri di un essere umano, fino ad attribuire un cuore persino ad un carciofo.

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Commedia dal tipico registro stilistico francese, tendente spesso all’assurdo, divertente a più riprese per il suo tono rocambolesco, ma senza rinunciare a tinte mélo che hanno il loro corrispettivo nell’atmosfera retrò dei colori della fotografia, suscita anche brividi e commozione, rappresentando con gioco, ironia ed amaro in bocca il microcosmo vitale.

Perché la vita, comunque e nonostante tutto, è, e sarà sempre così, rinnovandosi di bellezza ogni volta che la si vive, come ogni volta che lo si guarda, questo capolavoro. Senza stancarsi mai!

Valutazione: Capolavoro 🌟🌟🌟🌟🌟/🌟🌟🌟🌟🌟

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di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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